Jeanne ti ho incontrata per la prima volta in una fredda giornata invernale del 1917. Sei venuta nel mio laboratorio e mi hai detto, “potresti farmi un ritratto, Signor Amadeo?”. Eri così bella che per lungo tempo sono rimasto lì nell’indecisione: avrei dovuto farti un ritratto oppure parlarti per ore faccia a faccia? Mentre pensavo queste cose eri già entrata e hai iniziato a prepararti. Ti sei tolta il cappotto nero, hai aggiustato il tuo vestito allo specchio. Poi, ti sei sentita pronta e ti sei seduta sullo sgabello. Avevi una camicetta bianca che era proprio su misura per te e sulla tua testa avevi una cloche nera. Dopo un po’, ho preso il pennello e ho cominciato a farti un ritratto. Da quel momento i tuoi occhi hanno cominciato a parlare e non hanno mai fatto silenzio fino alla fine del quadro. Proprio mentre stavo mettendo le ultime pennellate, ti ho sentito dire “la mia anima è come un bambino piccolo, non è ancora finito quello che sto per dirti. Tornerò domani”. Allo stesso tempo, stavo girando la tela per te. Mostrandoti il quadro ti ho detto: “quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”. Quel giorno è arrivato. Ecco i tuoi occhi Jeanne!
Lei ha trovato questa lettera sul tavolo quando è tornata al suo laboratorio. Dopo aver letto la lettera, lei ha voluto solo seguire l’uomo che amava. Come ha sempre fatto, a costo di abbandonare la sua famiglia, ovunque lui andava. Lei ha chiuso i suoi occhi. Con l’unica rosa rimasta in una mano e la lettera nell’altra, con il suo bambino nella pancia, è saltata dalla finestra del laboratorio.
Il libro è finito raccontando questo ma non mi piace il finale triste, Jeanne. Tu devi vivere. Può darsi, l’uomo che amavi ti ha lasciato e si è portato via i tuoi occhi, lo capisco ma, d’altra parte ti ha lasciato tua figlia. Non preoccuparti, vieni a sederti. Dall’inizio alla fine del libro, ti ho ammirato. Non ho mai amato così un uomo. Che amore è questo, dimmi un po’.
Ma l’amore possono raccontarlo solo gli scrittori, Martha. Io sono solo una donna innamorata. Visto che siamo due donne che stiamo chiacchierando, almeno posso raccontarti quali sentimenti ho provato quando ho visitato il suo laboratorio per la prima volta. Mi ricordo come se fosse ieri quando sono entrata dalla porta.
Appena mi vide si è agitato. Non sapeva dove tenere le mani e cercava di nascondere questa emozione ma non riusciva. Prima, ho pensato “Lui si agita cosi per ogni donna che entra a casa sua?”. Poi, cancellando questo pensiero stupido dalla mia testa, ho iniziato a gustare quel momento. Coscientemente mi muovevo lentamente, come se non lo vedessi.
Un momento si è seduto davanti alla tela e subito dopo si è alzato; stava per dire qualcosa ma poi ha rinunciato subito. Lui anche se così era amabile, per guardarlo meglio in faccia, dovevo calmarlo. Mi sono tolta il cappotto e girandomi gli ho chiesto “mi tolgo anche il cappello?”. Questa frase era una scusa, di certo, per incrociare i suoi occhi. Mentre li cercavo, dietro alla tela, lui cercava la sua sigaretta caduta; quindi la mia domanda è rimasta senza risposta. Io ho deciso da sola di posare con il cappello intesta. Appena mi sono seduta sullo sgabello, si è girato e mi ha guardato. Lui era davanti a me con la sua mascella forte, il suo naso ossuto e -al contrario di tutto- con le sue sopracciglia sottili. Non potrò mai dimenticare l’espressione di ammirazione sulla sua faccia. Mi sono fermata e l’ho guardato negli occhi con calma. Ha capito quello che volevo dire. Si è seduto sulla sedia davanti alla tela. Ha riposizionato il cavalletto in modo di vedermi. Ha afferrato un carboncino e si è avvicinato di più. Quando ha toccato la tela, il laboratorio che era illuminato da luci gialle e pieno dell’odore di diluente, è diventato per me una villa della Toscana con i fiori gialli e con gli odori dei vigneti. Questo era il primo dei miei viaggi nell’oceano nei suoi occhi, la prima destinazione del nostro amore.
In che bel luogo ti ha portato la tua fantasia. Secondo me, l’Italia è una ragazza passionale con il collo sottile e lungo e la Toscana è la sua collana che lei non si toglie mai. Lì vive la gente che è legata alla sua cultura e geografia. Intreccia i vigneti come intreccia la criniera del cavallo più bello o come abbottona il colletto della camicia dello sposo. Poi, slaccia i bottoni dell’abito da sposa come slega i vigneti. Il vino della Toscana sarà il frutto del suo amore.
Mi sento più vicino a loro; ma con una differenza, mi sono innamorata del mare, Jeanne. È un amante fedele che mi fa addormentare cantando ninne nanne con la sua voce morbida. Ogni giorno, appena mi sveglio, mi spoglio, entro nel mare e mi perdo dentro. Quest’amore mi riempie della gioia di vita. Metto vestiti coloratissimi, indosso tanti gioielli, mi gusto il momento. Quelli che mi vedono, mi prendono in giro “Auguri Martha, ti sei abbellita di nuovo come una sposa”. Qui la sposa è un nuovo nascituro, è pura, è la primavera. Sai che quando si vede una sposa subito si pronuncia un desiderio, dicono che porta fortuna. E anche, per essere fresca come una rosa, si sparge sul corpo della sposa la colonia alle rose. Guarda, lì sul comodino, c’è una bottiglietta. Josephine, sia tua piccola mia.
Grazie Signora Martha. Promessa, nasconderò il suo regalo. Che buon profumo! Beh, c’era un giocattolo a forma di serpente vicino alla bottiglietta. Mentre parlate con mia mamma, posso giocare con quello?
Certo! In realtà, sai cos’è? Un salvadanaio! Mia mamma melo ha dato quando avevo la tua età. Invece di risparmiare i soldi, raccolgo lì dentro piccoli appunti. Dopo ogni libro che leggo, butto sempre nel salvadanaio o un appunto oppure una frase a volte una poesia.
Che bello! Posso buttare lì dentro un appunto di questo libro?
Certo piccola mia. Se vuoi questa volta anche tu puoi scriverlo.
Davvero? Allora, anche mio padre può vederlo?
Certamente! Basta che tu lo desideri. Guarda, ecco la penna e il foglio.
Evviva! Scrivo subito:
L’appunto: Papà, sono curiosa di te un sacco. Quando ti sognerò?
Tua figlia, Josephine.

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